Benvenuta, benvenuto, io sono Lelio Simi e questo è il numero di #Mediastorm in formato “Rassegna” dove seleziono: notizie, dati, consigli di lettura, infografiche e, insomma, le cose importanti da sapere, secondo me, delle quattro settimane appena trascorse sui temi all’intersezione tra media, economia, tecnologia e giornalismo. Ah, se non lo sei già, puoi iscriverti a questa newsletter da qui:
Se hai suggerimenti, domande o segnalazioni da farmi puoi scrivere a questa email leliosimi@substack.com, oppure se quello che ho scritto ti suggerisce delle riflessioni che vuoi condividere, oltre che con me, anche con gli altri lettori puoi usare direttamente la sezione commenti, sarò felice di risponderti. Se invece vuoi consultare le altre puntate di questa newsletter pubblicate puoi farlo da qui ► Archivio #Mediastorm.
📌 IN EVIDENZA
Google AI Overview si sta mangiando il traffico dei siti di notizie
Un sondaggio della DCN (Digital Content Next, l’associazione che riunisce i principali editori di giornali di lingua inglese) in un suo sondaggio tra i suoi membri (inclusi The New York Times e Bloomberg, gruppo Condé Nast e Vox) ha rilevato, tra maggio e giugno, un calo medio annuo del 10% nel traffico dal motore di ricerca di Google, con alcuni editori che hanno registrato cali fino al 25%. Anche la Professional Publishers Association del Regno Unito ha riportato cali del tasso dei clic in linea con questi dati. In particolare la causa di questa flessione è indicata dagli editori nell’integrazione nei risultati di AI Overview.
✔ Perché è importante: la grande paura dello “zero-clic” è particolarmente avvertita tra gli editori dopo l’implementazione di AI Overview e dei suoi riassunti “autoconclusivi” nella search di Google. A un anno dal suo lancio c’è particolare apprensione sui dati relativi al suo effetto sul principale referral di traffico per i siti di news.
Più in generale però bisogna ricordare che questo fenomeno si inserisce in una generale diminuzione dell’uso dei collegamenti ipertestuali, ho dedicato una puntata di #Mediastorm alla “scomparsa” dei link.
✔ Un dettaglio importante: un sondaggio del Pew Research Center (condotto analizzando 68.879 ricerche Google a marzo 2025) ha mostrato che solo l'8% degli utenti clicca su un link quando nei risultati delle ricerche sono presenti riepiloghi realizzati con l’intelligenza artificiale, rispetto al 15% di quando non sono presenti.
✔ Sì, però: Google, in un post a firma di Liz Reid la responsabile della search del colosso tecnologico, sostiene che il volume totale di clic organici è rimasto stabile ma che la “qualità media dei clic è aumentata”, affermando che i report di terze parti sono basati su “metodologie imperfette”.
Il post di Reid però è soltanto affermativo e non riporta dati concreti, cosa che l’associazione degli editori ha prontamente fatto notare. Bisogna dire che i dati possono cambiare, e molto, a secondo di quali parametri vengono presi in considerazione, ad esempio: se tra le ricerche “zero-clic” si considerano o meno anche quelle query dove l’utente, non soddisfatto della pagina di risultati, non clicca su alcun link e sceglie di perfezionare ulteriormente la chiave di ricerca.
Prepariamoci quindi, anche su questo fronte, a una guerra dei dati e dei relativi parametri adottati per definire quei dati.
✔ Nel frattempo: Il traffico dai social media sta continuando a diminuire drasticamente, Facebook viaggia verso il -50%, per i siti di notizie del Regno Unito e Stati Uniti dal 2019 a oggi, seppure abbia registrato un leggero aumento negli ultimi mesi.
✔ In conclusione: La divergenza tra le rassicurazioni di Google e i dati degli editori riflette una battaglia non solo per i clic, ma più in generale, per il controllo e la valorizzazione dei contenuti. Google si concentra sulla “qualità” dei clic e la stabilità complessiva garantita del traffico, mentre gli editori lottano per mantenere un volume di traffico che sostenga il loro modello di business.
Ma se da una parte la “qualità” e la “stabilità” promessa da Google sono ancora tutte da verificare, dall’altra il modello di business degli editori su digitale deve essere prontamente ricalibrato per non basarsi più quasi esclusivamente sulla pubblicità (per i membri della DCN il 78% dei ricavi totali) ma bensì sugli abbonamenti e pubblicità “premium”, oggi messi sul mercato “un tanto al chilo” pur di fare volume. E in questo senso l’esplosione della AI generativa sta soltanto mettendo in evidenza i ritardi accumulati nel tempo dagli editori.
🗒️ SUL TACCUINO
Appunti su notizie, idee, questioni e temi da sviluppare
Il declino delle grandi holding pubblicitarie
Nel numero scorso di questa newsletter ho parlato della crisi delle grandi holding pubblicitarie e della loro necessità di reinventarsi. In queste ultime settimane è stata pubblicata una nuova ricerca – realizzata dalla società newyorchese di analisi di mercato Advertiser Perceptions — che mostra il ruolo sempre più ridotto delle holding nel mercato pubblicitario statunitense.
Nel 2019 il 44,5% della spesa pubblicitaria era gestita dalle sei principali holding –WPP, Omnicom, Publicis, IPG, Dentsu e Havas – nel 2024 questo dato si è ridotto al 28,3% (nota: i dati del 2024 si riferiscono ai primi tre trimestri).
Non solo: mentre la quota di dollari pubblicitari gestiti dalle agenzie pubblicitarie indipendenti è rimasta relativamente stabile negli ultimi sei anni – ha fatto notare la rivista online VideoWeek – la quota di spesa gestita direttamente dai brand è, invece, triplicata dal 2019 al 2024 raggiugendo il 30,3% del mercato statunitense, superando quindi il budget gestito dalle sei più grandi holding messe assieme (da notare: la quota di mercato delle holding nel 2019 era quattro volte quello gestito direttamente dai brand).
Il dilemma crescente del pricing per le piattaforme digitali
Sono circa tre anni che a Spotify ponderano sull’eventualità di proporre un abbonamento super-premium senza mai decidere di lanciarlo veramente. Il ceo della piattaforma Daniel Ek è tornato sull’argomento recentemente alla presentazione dei risultati del secondo trimestre 2025 affermando che:
“Il piano è quello di offrire una versione di Spotify decisamente migliore. Circa 5 dollari in più rispetto all'attuale livello Premium, una sorta di versione deluxe che abbia tutti i vantaggi della versione standard di Spotify, ma con molto più controllo, una qualità molto più elevata su tutta la linea e altre cose di cui non sono ancora pronto a parlare”.
Questa tipologia di abbonamento rappresenterebbe una ulteriore frammentazione dell’offerta di Spotify che, come sappiamo, offre oggi un abbonamento gratuito sostenuto da pubblicità e quelli a pagamento senza interruzioni pubblicitarie (ne esistono diversi a vari prezzi: individuale, duo, studente, famiglia).
Qualche tempo Spotify aveva testato – e poi non ne ha fatto di niente per il momento – una via di mezzo rispetto a queste offerte con un abbonamento a prezzo modico (0,99 dollari) con meno pubblicità e qualche feature in più rispetto all’abbonamento gratuito.
Bisogna ricordare che piattaforme di streaming video e audio si sono affermate anche grazie alla semplicità delle loro offerte – una o massimo due molto economiche – rispetto alla pletora di combinazioni, alle volte cervellotiche e decisamente più costose, delle reti via cavo/satellitari.
Ma quel tempo ormai è finito e anche gli streamer, che oggi dominano il mercato, hanno bisogno di diversificare sempre più la loro offerta e segmentare la platea dei loro abbonati.
I prezzi troppo economici non reggono più i costi sempre più alti che devono sostenere in un mercato tendente alla saturazione, per questo gli investitori finanziari spingono per un aumento dei prezzi sperando in un migliore rapporto costi/benefici.
Gli inserzionisti chiedono alle piattaforme, invece, una maggiore segmentazione degli utenti per avere informazioni sempre più dettagliate (e anche sapere quanto siamo disposti a pagare per non avere pubblicità è molto prezioso), soprattutto oggi che la pubblicità si sta consolidando nello streaming.
Tuttavia le piattaforme – che per loro cultura tecnologica hanno ancora come stella polare la “radicale semplificazione di qualsiasi cosa” – temono invece che questa tendenza alla “complicanza” crei troppa confusione nel loro pubblico facendolo fuggire (o facendolo crescere molto al di sotto delle aspettative). Per questo continuano a ponderare e a ponderare ancora prima di prendere una decisione in questo campo.
Nel frattempo ad inizio agosto Roku – la piattaforma di video on-demand – ha fatto il grande passo e ha deciso di lanciare un nuovo servizio senza pubblicità a 2,99 dollari al mese, che espande per la prima volta a questa tipologia di abbonamento la sua offerta di canali FAST (Free Ad-Supported Streaming TV).
🔢 IL NUMERO DEL MESE

Quanti italiani sono consapevoli del ruolo degli algoritmi di raccomandazione?
Il 64,6% della popolazione (dai 14 anni in su) ha un livello nullo o scarso di alfabetizzazione algoritmica (una quota che raggiunge l’83% tra gli anziani) . Questa percentuale include quasi un terzo della popolazione (il 35,4%) che non ha alcun grado di alfabetizzazione algoritmica, non essendo nemmeno consapevole dei meccanismi algoritmici alla base del funzionamento delle piattaforme online.
Più della metà della popolazione italiana dai 14 anni in su (58,9%) ha comunque una qualche conoscenza del ruolo degli algoritmi di raccomandazione utilizzati dalle principali piattaforme online, ma con un grande divario tra gli anziani (il 35,9%) e i giovani adulti (il 73,3%)
Solo il 7% degli italiani ha un livello ottimale di alfabetizzazione algoritmica.
Sono alcuni dei dati che AgCom ha pubblicato nel suo Rapporto su alfabetizzazione mediatica e digitale.
🧮 Altri numeri notevoli
Media in Italia
I ricavi di Netflix in Italia hanno raggiunto a quota 741,1 milioni di euro nel 2024, con un +12% sui 664,2 milioni del 2023 che a loro volta registravano un +7,6% sul 2022. L’utile netto è stato di 10,7 milioni (11 milioni nel 2023), la società ha distribuito 9,5 milioni di euro di dividendi alla controllante Netflix International bv. Il patrimonio netto è stato pari a 21,9 milioni (22,6 milioni nel 2023). Netflix Italia non fornisce il numero di abbonati ma le stime Sensemakers, li danno a quota 5,3 milioni (via Italia Oggi).
Dagospia ha chiuso il bilancio del 2024 con ricavi pari a 2,6 milioni di euro (come nel 2023), per un utile di 506 mila euro che nel 2023 erano stati 385 mila (via Italia Oggi).
Be Content, la società che controlla Chora Media e Will Media, ha chiuso l'esercizio 2024 in perdita per 304 mila euro, un passivo nettamente meno pesante dei 3,1 milioni di euro del 2023, il passivo accumulato dal 2020 a oggi è di 8 milioni di euro. Il margine operativo lordo è per la prima volta positivo 786 mila euro (nel 2023 era negativo per 2,3 milioni di euro).
Nel 2024 il valore della produzione complessivo è stato pari a 10,9 milioni di euro (rispetto ai 4,3 milioni del 2023 quando Be Content controllava solo Chora media), con costi della produzione per 10,9 milioni, di cui 3,7 milioni di costi per il personale, con 66 dipendenti a fine 2024. Gli oneri finanziari sono pari a circa 300 mila euro, per un debito verso le banche che ammonta a 5,4 milioni di euro (via Italia Oggi).
Il Post nel 2024 ha registrato ricavi per 9,4 milioni, due milioni in più del 2023. Pubblicità al 10%. Gli abbonamenti valgono circa il 75% dei ricavi totali
Quante copie vende “Cose spiegate bene” del Post? 28 mila copie ciascuno i primi due numeri e tra le 15mila e le 20mila copie i tre numeri successivi della rivista cartacea del Post, distribuita nel circuito delle librerie e, per questo, “beneficiando del maggior tempo passato in libreria fino a oggi. Ma si avvicinano a raggiungere le 15mila copie anche due numeri più recenti, usciti alla fine del 2024 (via Il Post).
Scenario internazionale
YouTube ha generato 9,8 miliardi di dollari di vendite pubblicitarie nell’ultimo trimestre (aprile-giugno). Una cifra che surclassa qualsiasi azienda di Hollywood, ma che rappresenta solo il 12% delle vendite di Alphabet/Google.
OpenAI le previsioni sul suo fatturato nel 2025, sono di 12,7 miliardi di dollari. L’azienda ha dichiarato di aver recentemente raggiunto i 10 miliardi di dollari di fatturato ricorrente annuo.
Entro il 2032 il volume d’affari globale del settore della musica registrata arriverà a quota 110,8 miliardi di dollari secondo le previsioni dell’agenzia Midia Research sulle prospettive di crescita del comparto per i prossimi 8 anni. Il totale delle entrate è stato calcolato prendendo in considerazione non solo le linee di ricavo tradizionali ma anche fonti alternative come i social, i ricavi da merchandising, brand partnership e altre forme di accordo commerciale, il settore audiovisivo, la production music e la “coda lunga” rappresentata dalle realtà indipendenti.
Substack ha raggiunto una valutazione di 1,1 miliardi di dollari dopo aver raccolto 100 milioni di dollari in un round di finanziamento a luglio di quest’anno. L'azienda ha dichiarato di aver superato i 5 milioni di abbonamenti a pagamento sulla piattaforma, rispetto ai 2 milioni del 2023.
Bari Weiss l'ex giornalista del New York Times, che tre anni fa ha lanciato una piattaforma indipendente anti-woke, ora sembra puntare a una valutazione di 250 milioni di dollari. “Se gli LLM inglobano i contenuti generici, allora il brand e l’opinione (e i paywall) contano molto di più?” si è giustamente chiesto l’analista Benedict Evans nella sua newsletter.
Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta spenderanno quest’anno complessivamente intorno ai 344 miliardi di dollari in infrastrutture di intelligenza artificiale. Amazon ha speso la cifra record di 31,4 miliardi di dollari in spese in conto capitale nell'ultimo trimestre, quasi il doppio rispetto all'anno precedente, ma ha deluso gli investitori con le sue previsioni di profitto —riporta Bloomberg—Meta ha invece afferma che le vendite di questo trimestre supereranno le previsioni degli investitori.
OnlyFans, il proprietario della piattaforma Leonid Radvinsky ha guadagnato 701 milioni di dollari in dividendi nel 2024, i ricavi di OnlyFans continuano a crescere, ma non allo stesso ritmo degli ultimi anni. Nell'anno fiscale chiuso a novembre 2024, i ricavi sono aumentati del 9%, raggiungendo quota 1,4 miliardi di dollari. Nell’anno fiscale precedente, i ricavi erano aumentati di circa il 20% su base annua, e nel 2021 del 160%, trainati dai lockdown. Fenix International è la società proprietaria della piattaforma che, secondo indiscrezioni, starebbe trattando la cessione per una valutazione di circa 8 miliardi di dollari.
Perplexity ha stanziato 42,5 milioni di dollari da distribuire agli editori, provenienti dai ricavi derivanti dagli abbonamenti al servizio di intelligenza artificiale della startup.
Patreon, che consente anche ai creatori di vendere direttamente abbonamenti e contenuti a pagamento, afferma di aver pagato 10 miliardi di dollari ai creatori dalla sua fondazione nel 2013, rispetto agli 8 miliardi di dollari raggiunti nel 2024 e ai 3,5 miliardi di dollari nel 2022.
Amazon ha licenziato più di 100 dipendenti da Wondery, la società di podcasting acquisita per circa 300 milioni di dollari. È la fine dell'era seriale del podcasting ha sentenziato Bloomberg.
X ha annunciato di aver erogato oltre 45 milioni di dollari a oltre 150 mila creatori digitali dal lancio del programma (una media di 300 dollari per creatore). Una cifra, come giustamente hanno fatto notare molti, decisamente inferiore rispetto ad altre piattaforme social. Snapchat ha dichiarato di aver erogato oltre 500 milioni di dollari a creatori e media partner nel 2024, mentre YouTube, ha condiviso oltre 70 miliardi di dollari con creatori, artisti e aziende media dal 2021 al 2023.

Negli ultimi quindici anni mi sono occupato di innovazione nel mondo dei media pubblicando inchieste, saggi, reportage, sviluppando progetti editoriali e, tra i primi in Italia, utilizzando le tecniche del data-journalism per fare emergere le storie, le strategie e i contesti economici che plasmano queste industrie.
Grazie a questo come professionista e giornalista indipendente oggi posso aiutarti a trovare le domande veramente importanti da porti per muoverti al meglio all’interno di un ecosistema come quello dei media in continua trasformazione.
Internet vale oltre i quattro quinti della crescita tra il 2020 e il 2024 dei ricavi pubblicitari dei media italiani
Dalla relazione annuale 2025 di AgCom estrapolo questa infografica relativa alla ripartizione dei ricavi pubblicitari per mezzo in Italia dal 2020 al 2024. Si nota come internet non solo sia ormai dominante anche da noi, lo sapevamo, ma rappresenta anche l’unica voce in crescita per peso sul totale.
Facendo due semplici calcoli: i ricavi pubblicitari dal 2020 al 2024 sono cresciuti 3,82 miliardi di euro, quelli di internet 3,39 miliardi, una cifra questa che rappresenta l’89% della crescita complessiva.
Per quanto riguarda gli altri mezzi la crescita/decrescita nel confronto 2024 vs 2020 è: TV: +420 milioni (con una quota sulla crescita totale dell’11%), quotidiani: -74 milioni (che influiscono per un -2% sulla crescita totale), periodici: praticamente invariati, radio: +88 milioni di euro (+2%).
👓 IN LETTURA
La lettrice universale. In anni recenti si è discusso sul futuro del libro di fronte ai progressi della digitalizzazione. Quel dibattito è già di retroguardia. Per gran parte del pubblico la lettura è ormai una pratica sparsa – e non di rado marginale rispetto alla fruizione di video e immagini – che si esercita su testi brevi ed effimeri, quasi esclusivamente in Rete 🔸 Rivista Il Mulino.
Elogio del divano. Non c’è mobile più iconico, vissuto e rappresentato nella cultura occidentale del divano. Spazio quotidiano di socialità e introspezione, una iconografia che attraversa l’arte, la letteratura e la televisione 🔸 Link idee per la TV.
L’orrore dei “video emozionali”. Negli ultimi anni, i social e in particolare YouTube sono stati invasi da un format narrativo sempre più popolare: i cosiddetti video emozionali. Brevi drammi morali confezionati per suscitare lacrime e riflessioni lampo, prodotti da canali come Kiko.Co (372.000 iscritti) e Story Impact Italia (304.000 iscritti), che promettono di «toccare il cuore» degli spettatori con storie semplici e “d’impatto” 🔸 Snaporaz (paywall).
Le cose che si vendono in edicola insieme ai giornali. Oggi soprattutto libri, ma ci sono stati oggetti e invenzioni varie, tra i “collaterali” che aiutano a rimpinguare i bilanci in crisi 🔸 Il Post.
Gli influencer creati dagli algoritmi hanno milioni di follower. Le apparizioni degli influencer virtuali stanno diventando sempre più personalizzabili e realistiche dopo ogni passo avanti nel campo della tecnologia. C’è chi pensa che potrebbero aiutare le persone a combattere la solitudine e l’isolamento. Ma è anche possibile che siano “solo l’ennesimo elemento che spinge le persone a sentirsi inadeguate” 🔸Internazionale (paywall).
What Happens to Public Media Now? I tagli ai finanziamenti sostenuti dai repubblicani vanno ben oltre NPR e PBS. Le stazioni radio e televisive dall'Alaska ai Monti Allegheny potrebbero non essere più le stesse 🔸 The New Yorker (paywall).
Inside the Media’s Traffic Apocalypse. La scorsa primavera, il sito web di intrattenimento e lifestyle Bustle ha registrato enormi picchi di traffico per una manciata di articoli. Ma l’abbondanza di traffico si è rivelata soltanto un breve miraggio. La disperata ricerca di traffico di Bustle è una versione estrema dei tentativi dei media di aumentare il numero di lettori in quella che gli editori di notizie già chiamano l'era post-Google 🔸 New York Magazine.
MODELLI DI BUSINESS
«Non otterrai risultati positivi facendo il gentile con l'inserzionista. Sarà l'utente a continuare a pagare una volta che gli avrai fornito valore aggiunto, ma non pagherà mai tanto quanto gli inserzionisti».
Aravind Srinivas, CEO di Perplexity, intervistato su YouTube da Semafor
È davvero tutto per questo numero, grazie per aver letto fino a qui. Alla prossima puntata.
Lelio.









Sempre prodigo di dati e spunti di riflessione.
Seguo con maggiore interesse quelle aziende che per me riescono a creare valore reale, ma che devono ancora aggiustare i propri bilanci, come Be Content e Perplexity. Almeno Il Post c'è l'ha fatta già da un pò e speriamo sia seguito da altri.